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Piano Nazionale Industria 4.0: le novità per l’Energy manager

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Tra le misure più recenti e interessanti per l’Energy manager c’è la riforma degli incentivi fiscali derivanti dal Piano Nazionale Industria 4.0.

 

Mentre l’intero mondo produttivo appare statico, “annientato” dalla pandemia, nuovi strumenti normativi ed economici permettono alle aziende di rimodulare le proprie strategie e cambiare passo. Oltre l’apparenza, dunque, aleggia un certo fermento.

 

Il vantaggio che le aziende potrebbero ottenere dal trasformarsi in smart factory è enorme sotto molteplici aspetti. Dalla maggiore competitività sul mercato alla flessibilità produttiva, dalla riduzione degli errori alla manutenzione predittiva, di per sé ogni aspetto della fabbrica 4.0 giustifica appieno gli investimenti necessari. Ma è il cospicuo risparmio energetico derivante dall’implementazione di ogni moderna tecnologia che coinvolge l’Energy manager e lo invita a entrare nel merito delle normative. Difatti, cogliere ogni opportunità di risparmio e ottenere la massima efficienza energetica in azienda è la missione di ogni specialista nella gestione dell’energia.

 

La spinta alla digitalizzazione sposta il baricentro dei consumi

In questo difficile 2020, peraltro, la digitalizzazione delle imprese ha superato i confini dei processi produttivi, diventando necessaria a pieno titolo anche nella gestione dell’organico. Gli e-meeting e lo smart working, infatti, hanno assunto un ruolo primario nell’organizzazione del lavoro e un loro importante peso anche nel raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica. Ciò che prima veniva svolto in presenza, attraverso l’uso degli strumenti digitali aziendali, per esempio, oggi, in una certa misura, viene gestito dal domicilio dei dipendenti. A seconda dell’azienda, però, lo smart working implica o il pagamento della connessione internet domestica del dipendente o solo il risparmio di energia elettrica aziendale. La materia non è ancora ben metabolizzata dai più e non adeguatamente normata, ma quel che è certo è che nel complesso la digitalizzazione delle attività professionali incide sui consumi generali dell’azienda. Se ciò avvenga in senso positivo, quindi con un globale risparmio sui consumi elettrici, o implichi maggiori spese per supportare i collaboratori da casa, dipende dalla visione del management. Spetterà all’Energy manager valutare le variazioni sui consumi di elettricità e riscaldamento e all’amministrazione finanziaria il computo del bilancio tra consumi esternalizzati e costi di gestione dell’edificio. Il più delle volte, la risultante è un cospicuo vantaggio economico.

Ciò che è certo è che la pandemia ha reso indispensabile accelerare il processo di digitalizzazione in tutte le aziende e ciò che prima si faceva manualmente, con grande dispiego di impegno e tempo, si è scoperto più facile da compiere con piattaforme online, software, flussi di dati e cloud computing. Una rivoluzione, fortunatamente senza ritorno.

Investire nella digitalizzazione si sta rivelando uno dei pochi modi validi per rendere la propria azienda e l’economia intera più solide.

Attraverso il cambiamento delle procedure aziendali, la digitalizzazione contribuisce a implementare tecnologie digitali che permettono all’azienda di realizzare modelli organizzativi e produttivi più snelli e più flessibili. 

 

Investire in innovazione attraverso il Piano Transizione 4.0

Entriamo dunque nel merito delle novità relative al Piano Nazionale Industria 4.0, modificato in Piano Transizione 4.0 dopo l’approvazione dell’ultima legge di Bilancio.

 

Il tema è caldo e di grande interesse per l’Energy Manager, in quanto i nuovi crediti d’imposta sostengono anche l’aumento dell’efficienza energetica

 

Nel corso dell'attuale legislatura, sono state riformate, prorogate e rifinanziate una serie di misure stabilite dal Piano Nazionale Industria 4.0, che era stato pensato per il triennio 2017-2020.

In particolare, la Legge di bilancio 2020 (160/2019) ha disposto la sostituzione dell’iper e del super ammortamento resi disponibili nel 2017 con il “Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali” che offre di fatto una nuova opportunità al tessuto produttivo italiano.

La nuova disciplina degli incentivi fiscali collegati al Piano Nazionale Industria 4.0 (ormai Piano Transizione 4.0) riguarda gli investimenti in beni strumentali, in ricerca e sviluppo, in innovazione tecnologica e in formazione 4.0. Parte della spesa sostenuta può andare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo, ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali.

Entrando nel merito delle quote recuperabili in compensazione, l’acquisto dei beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati permette un credito d’imposta pari al:

 

  • 40% del costo fino a 2,5 milioni di euro di spesa;
  • 20% del costo da 2,5 milioni di euro a 10 milioni di euro.

 

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali, invece, si riconosce un credito d’imposta pari al:

  • 15% del costo massimo ammissibile (700.000 euro).

(sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico - www.mise.gov.it sono pubblicati tutti i dettagli e i beni ammessi dalla riforma).

 

Piano Nazionale Industria 4.0 vs Certificati Bianchi

Tra le novità più significative di cui l’Energy manager deve tener conto ce n’è una che riguarda i Certificati Bianchi: con la conversione di super ed iper-ammortamento in credito d’imposta è venuta meno la cumulabilità̀ degli incentivi con i TEE (Titoli di efficienza energetica), prevista invece fino allo scorso anno.

In verità, il meccanismo dei Certificati Bianchi, che doveva rappresentare il principale strumento di promozione dell'efficienza energetica in Italia, non ha dato i frutti sperati e le aziende non vi hanno fatto un grande affidamento.

Ad oggi lo strumento principe finalizzato all’incremento dell’efficienza energetica è il Piano Transizione 4.0; il meccanismo dei certificati Bianchi, al contrario, è in piena crisi e necessita di una riforma strutturale.

A confermarlo con i dati è il Digital Energy Efficiency Report 2020, pubblicato lo scorso luglio dal Politecnico di Milano (www.energystrategy.it), nel quale si danno le dimensioni precise della contrazione degli investimenti in efficienza energetica negli ultimi 5 anni. A questo sconfortante risultato concorrono tre cause, spiega il report:

 

- la difficoltà nel cogliere le opportunità legate alla digitalizzazione dei processi;

- una diminuzione del numero e della “maturità” degli operatori dell’efficienza energetica.

 

ma, soprattutto:

- un quadro normativo relativo ai Certificati Bianchi poco chiaro ed una procedura di ottenimento lunga e farraginosa.

 

Alla ricerca di nuovi equilibri economici e di maggiore efficienza energetica

 

Per gli Energy manager, il 2020 è un anno di grandi responsabilità e impegni:

  • la valutazione delle nuove possibilità di risparmio derivante da investimenti in digitalizzazione;
  • l’aggiornamento in tema di normative nazionali (come il Piano Transizione 4.0 e il Quadro 2030 per il clima e l’energia dell’Ue https://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2030_it);
  • la simulazione di nuovi asset energetici all’interno dell’azienda.
  • richiedono un’attenzione e un monte ore lavorative davvero ingente.

 

Tra le priorità di ogni professionista dell’energia, dunque, c’è la digitalizzazione della propria mansione, affinché il grande carico di lavoro possa essere svolto più agevolmente. Liberarsi di impegni gravosi attraverso l’uso di tool ditali è ormai imprescindibile. A partire dalla gara per la scelta di nuove forniture e dalla gestione del contratto, è doveroso ricorrere a piattaforme specializzate disponibili online che semplificano l’operatività e restituiscono una gran quantità di tempo prezioso.

 

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